Blog dedicato all’arte contemporanea, al riciclo creativo, alla scultura, all’arredamento, al design, alla fotografia e a tanto altro ancora, con un occhio di riguardo alle forme tonde che ci circondano quotidianamente.

Un Blog dove trovare cibo per la mente, carezze per l'anima, idee originali e non, spunti per la vita quotidiana, pensieri artistici, sogni ad occhi aperti, desideri comuni, creatività lontane e abbracci non dati.

Arte a 360°

martedì 7 settembre 2010

Nel nostro piccolo...


Mi permetto di parlare di questo argomento con voi perchè sono certa che, per il poco che mi conoscete, nelle mie parole non troverete presunzione ma solo la voglia di condividere con voi  una grande preoccupazione.
Mangiate tutto ciò che vi piace e nella quantità che desiderate, però, fate il possibile per non gettare via niente.
E' molto meglio aggiungere del cibo nel piatto che doverlo buttare via.
Io lo faccio da anni e inoltre rielaboro le pietanze rimaste dal pranzo o dalla cena, cercando nel limite del possibile di  non buttare via nulla.
Purtroppo, per salvare i milioni di  persone che vivono nella povertà assoluta e nell'abbandono, possiamo fare ben poco anche se molto si potrebbe  fare, comunque,  un piccolo gesto ci rende più vicini al problema, perchè l'indifferenza è una gran brutta bestia che certamente non ci rende migliori.
Non buttare un pezzo di pane o metà mela, due cucchiai di pasta, l'insalata avanzata, etc non è niente rispetto alle lotte vere e proprie che centinaia di persone fanno, ogni giorno, per cercare di sensibilizzare i governi e tutti i potenti del mondo.
Noi siamo solo numeri ma nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa.

lunedì 6 settembre 2010

sabato 4 settembre 2010

Bisogna sempre guardare avanti


Oggi, dopo ben due anni, ricevo la tanto sospirata visita di mio padre, sua moglie e i miei adorati fratelli. Muoio dall'emozione!
Inizio ad agitarmi anche se non saranno qui prima delle 18:00,  nonostante ciò, non riesco a trattenere la gioia.
Appena apriranno  i negozi correrò da Party World a comprare un mega palloncino gigantissssssimo con scritto "Benvenuti", rigorosamente gonfiato ad elio,  che io ed  il mio amato Peter porteremo al casello autostradale e posizioneremo a tempo debito davanti alla nostra macchina, in modo che lo vedano subito al loro arrivo.
Allora perchè mi sento anche un po' triste? Forse perchè il motivo della visita è la preoccupazione che gli ho dato per il mio stato di salute?
Boh, mi sono svegliata così: felice ma con la lacrimuccia amara. 
Comunque ho progetti grandiosi per loro, saranno 10 giorni di gite in mezzo alle Dololmiti e chiacchierate a più non posso, mio marito ha preso le ferie per scarrozzarci ovunque ed anche perchè io senza di lui sarei persa!
I miei due fratelli hanno 18 e 17 anni... avete idea di quante volte dovrò  indossare i panni della sorella maggiore... decisamente maggiore... quando mi racconteranno episodi vari e quanto sarà difficile non ridere e cercare di dare buoni consigli e dritte convincenti! 
Quando sono nati avevo esattamente 17 e 18 anni anni, la loro età , ed è stata una gioia immensa. 
Ha dato senso alle difficoltà vissute in precedenza e anche a quelle vissute  negli anni a venire.
Ho un altro fratello che vedo la media di una volta ogni 3 anni, l'ultima è stata due anni fa, dopo 4 anni e 1/2... Vive in Australia, pur amandolo e sentendolo regolarmente ed  inoltre vedendolo con skype molto spesso, non posso negare che la separazione dei miei avvenuta ben 24 anni fa, ci ha divisi per lungo tempo. Ognuno di noi ha trovato il proprio personale modo per  reagire a quella fase difficilissima, che forse alcuni di voi hanno vissuto. 
Eravamo due bambini in enorme difficoltà. 
Appena è diventato maggiorenne è andato via, ha girato in lungo e in largo il mondo, è un bravissimo ragazzo di 33 anni che si è fatto veramente da solo e adesso vive bene, ha un ottimo lavoro ed ha avuto anche la cittadinanza australiana...insomma l'orgoglio della nostra strana ed allargata famiglia.
La vita di ognuno di noi non si può giudicare, è fatta di mille sfaccettature, tutti potrebbero dire un "però" o un "perché" ma significherebbe lasciare da parte la presunzione ed essere certi di uscire da un  complicato labirinto.
Pensate che quando ho deciso di  sposarmi, temevo di dirlo ai miei genitori per il fatto che si sarebbero dovuti rivedere! Panico! Nonostante si siano lasciati nel modo più civile possibile per poi non volersi più  sentirsi "dimenticandosi" di avere due figli in comune, comunicarlo è stato pesante.
Niente  polemiche!
Sono comunque sorti una marea di problemi, hanno deciso loro chi invitare e chi no e............. via dicendo. Alla fine però,  è stato un giorno memorabile in tutti i sensi. Mio marito,  non ci rimane male quando dico che il momento più emozionante è stato vedere mio padre e mia madre da soli,  fare la foto insieme. 
Non ne ho mai avuta una
Ho subito telefonato a mio fratello in Australia, mentre la fotografa continuava ad immortalare parenti e gli ho raccontato il fatto...non voleva crederci e mi ha chiesto subito di averne una copia.
Oggi siamo adulti e le nostre vite hanno preso una piega diversa, non possiamo lamentarci di niente perchè è vero che la vita ci ha tolto molto ma ci ha anche dato tanto...certo un figlio...
Prendete anche questo come uno sfogo mattutino e niente più.
Vi abbraccio tutti quanti  e vi auguro una splendida giornata.......................................ecco adesso iniziate tutti a cantare, vi vedo!  
A presto,
Heidi

venerdì 3 settembre 2010

Giusto per sapere


Dopo le lampadina da 100Watt sono state messe al bando anche quelle a incandescenza da 75W . 
Il divieto di commercializzare questo tipo di lampadine in tutti i negozi appartenenti all’Unione Europea è scattato appena due giorni fa, il 1 settembre 2010, come previsto dal piano progressivo di abbandono delle vecchie lampade a bulbo stabilito voluto dall’Ue in difesa dell’ambiente.

Fonte:www.GreenMe.it

giovedì 2 settembre 2010

Chico Forti: un innocente condannato all'ergastolo.


Da tempo seguo la storia di un mio concittadino che per una serie di assurdità si ritrova recluso in America da ben 10 anni. Ha cambiato recentemente penitenziario ma la situazione è sempre tragica.  
Vorrei parlarvi meglio di lui ma vi rimando direttamente al sito ufficiale (perchè è fatto benissimo), per conoscere tutta la vicenda. Se volete e se potete vi chiedo di iscrivervi al suo gruppo su facebook ed invitare anche i vostri conoscenti a farlo. 
Il gruppo è stato creato da amici fedeli di Chico che non l'hanno mai abbandonato e spesso vanno pure a trovarlo. 
Contiamo di raggiungere i 100.000 iscritti per fargli una sospresa e dargli un po' di forza.
Da quando è in prigione ha subito di tutto e la lontananza dai figli, da Trento, dallo sport, dal mare e dalla mamma, hanno reso quello che era un giovane ragazzo pieno di vita, campione mondiale di surf e mille altre cose, un uomo di 42 anni, disperato ma forte come un leone. Purtroppo la legge americana non prevede una revisione del processo e se dall'Italia qualcosa non si muoverà, Chico uscirà solo morto da quel maledetto carcere.  Se volete, è possibile scrivergli direttamente o lasciare dei commenti su facebook che gli vengono sempre recapitati e che gli danno coraggio.  Vi riporto fedelmente la sua prima lettera, scritta dal penitenziario nel  settembre 2009,  e una volta a settimana,  anche le altre.                                                             
  ........................... 

In base al proverbio «Chi trova un amico trova un tesoro» da qualche tempo sono diventato ricco, ho scoperto migliaia di vecchi e nuovi amici grazie a Facebook. È proprio vero che «non è mai troppo tardi»... quando ormai pensavo che la gente si fosse dimenticata di me, ecco la piacevole sorpresa. Non esistono parole atte ad esprimere la mia gratitudine e le mie emozioni: avete ravvivato la fiamma della mia speranza. Fu detto che nei momenti di difficoltà non sono le malvagie parole dei nemici che più feriscono, ma il silenzio degli amici... Devo dire che in questo caso, cari amici, avete fatto un baccano infernale, un gran chiasso che si distingue anche in questo postaccio. Perché di postaccio si tratta! Un giorno c'è il sapone, un giorno non c'è; un giorno l'acqua è calda, il giorno dopo è gelida; un giorno ti obbligano a camminare in fila indiana all'interno di strisce gialle, due giorni dopo all'esterno. Insomma disorganizzazione totale, tanto che c'è da sospettare che l'amministrazione sia di origine italiana! Come potete leggere certo non mi manca il buon umore. Preferisco la barzelletta alla commiserazione. Il mio corpo è rinchiuso fisicamente, ma la mia mente galoppa in continuazione. Viaggia alle memorie del passato, ai bei tempi passati con gli amici. Il sistema giudiziario americano è fallimentare, non ho più alcun dubbio, è principalmente basato sulla punizione fisica e mentale, con ben poca attenzione alla riabilitazione. Di conseguenza il recidivismo è enorme. La gente entra, esce e rientra da questo posto come fosse un supermarket. Mancano le motivazioni, le basi per cambiare in meglio, per poter vivere all'interno di una società con regole basiche. Nei processi, quando i giudici errano, odiano ritrattare, odiano ammettere d'aver fatto uno sbaglio e coprono le spalle uno dell'altro, facendo barriera comune. Ci vuole un tsunami per aprire le porte. Se Dio vuole, voi siete il tsunami del momento! Chissà, forse Obama decide di assimilare qualche punto dal diritto latino, invece d'ammuffire con quello anglosassone. I pochi programmi di riabilitazione sono di rara utilità. La gente qui non ha nulla da fare. La televisione è regina. Alle 9 di mattina, la domenica, trasmettono i cartoni animati dei Ninja giapponesi (originalmente creati per la fascia d'età 8-12 anni). Nella sala comune, di fronte alla televisione, non c'è un posto a sedere libero. Tutti lì magnetizzati dall'arma del dottor Gobbels, come diceva Bonvi nelle sue Sturmstruppen! Pochi conoscono il rifugio della meditazione, e quelli che si perdono nelle reminescenze del passato, ricordano gli innumerevoli atti di violenza commessi. Sono cresciuti fin da bambini, con la violenza come unica forma di comunicazione. Adesso sono zombies, senza passato, senza futuro e senza una base di valori umani. Io cerco di aiutare, come posso, quel ristretto gruppo che ha sete d'apprendere, conoscere e migliorare il loro livello di vita. Quasi tutti qui sanno chi sono. Il «tam tam» di questi luoghi propaga le notizie alla velocità del suono. Parte di loro mi stima e rispetta, parte mi guarda con circospezione, e parte è totalmente indifferente. Grazie alla mia conoscenza delle lingue posso aiutare centrosud-americani ed haitiani con spagnolo e francese nei loro compiti di scuola. Molti mi chiedono di raccontare le mie avventure nei sette continenti; sembra loro impossibile che possa aver vissuto tanto intensamente, in così breve tempo. Una frase che mi è rivolta di sovente, sia da «marroni» che dagli «azzurri» è: «You don't belong here!» tradotta: «Tu non appartieni a questo posto!». E se è vero che un criminale sa riconoscere un altro criminale, mi fa piacere che un «esperto» mi giudichi innocente. Forse uno dei prosecutori o giudici del mio caso dovrebbe passare qualche giorno in questo posto ad «indottrinarsi in laboratorio». Questo è l'ottavo continente. La terra di nessuno dove l'unica legge che vale è quella del più forte. O sei predatore, e vivi con i predatori; o sei preda, e comunque vivi con i predatori. Le «prede» sono le formiche operaie per i lavori più utili. Nella classe predatoria ci sono varie «caste etniche», forse meglio note come ghenghe, che sono costantemente in lotta l'una contro l'altra. Le motivazioni sono molteplici, spesso banali: una parola sbagliata, una minestra liofilizzata prestata e non restituita, il cambiare canale televisivo, il turno del telefono. Le conseguenze sono quasi sempre catastrofiche, questi litigi infatti di rado terminano con una stretta di mano. C'è sempre la voglia, repressa o meno, di rivalsa, di vendetta. Nei litigi non ci sono limitazioni o regole d'onore. La conclusione però è sempre la stessa: l'inevitabile severa punizione delle guardie. Purtroppo il farsi rispettare è un elemento indispensabile alla sopravvivenza dell'individuo quando ti mancano di rispetto, incontrastati aprono le porte ad altri «bulli» per fare altrettanto... e diventi preda. Io sono un po' una mosca bianca, al centro di precari equilibri. Essendo l'unico italiano non ho un vero gruppo etnico di riferimento, tanto meno un gang. Insegno, quando posso, a coloro che lo richiedono e ne hanno bisogno. Passo dall'aiutare l'analfabeta a leggere e scrivere, allo spiegare dove è la posizione geografica della Sicilia. Molti collegano il fatto d'essere italiano con l'associazione ad un certo tipo di famiglia (Credevo fosse solo la polizia di Miami che lo desse per scontato!). Purtroppo più lo nego e più forte è la convinzione. Qualcuno mi chiama «Don Chico» e quando cerco di spiegare loro che non ho mai preso i voti ecclesiastici, replicano, impassibili: ma no, non quel don, quell'altro, quello delle proposte irrefutabili... stringendomi allo stesso tempo l'occhio (se ne hanno uno da stringere!) a garanzia della loro omertà. Mi ricordo ancora le parole di Mario Puzo (pace all'anima sua): «Caro Chico, le esperienze negative sono state l'essenza del mio successo». Forse questo serve d'auspicio. Mi rendo conto, adesso, come sia facile nel caos e nell'ignoranza, trasformare il popolo in un gruppo di pericolosi fanatici lobotomizzati. Basta che tu offra loro qualcosa in cui credere. Io, qui, ho quotidianamente la possibilità di lavarmi, ricevo tre pasti al giorno e una volta ogni tanto, una coscia di pollo. Più di rado un pezzo di fegato (anche se cotto alla Charlie Chaplin) e, per la Festa d'indipendenza americana il 4 luglio 2003, ho ricevuto una fettina d'anguria. Cerco di trovare positivismo anche nell'oscurità e rifletto sul fatto che ci sono due miliardi di persone che stanno peggio di me. Che non hanno da vestirsi o un luogo riparato per dormire, che non hanno tre pasti al giorno, che non sanno cosa sia la doccia calda e, tanto meno, l'anguria. Nel contesto universale potrei trovarmi in una situazione ancora più terribile. Eppure, in un secondo, rinuncerei a queste «comodità» per una notte sotto le stelle con i miei tre figli, sulla tolda di una barca a vela nel rollio dell'oceano. Jenna Bleu, la luce della mia vita, che con il viso sul mio petto, fissandomi negli occhi, mi dice: «Papà, so che una di quelle stelle è per noi». Quando ci parliamo al telefono Jenna Bleu spesso mi dice di tenere gli occhi aperti per gli arcobaleni, perché è sicura che ci ritroveremo alla base dell'arco. Spiritualmente Jenna Bleu è sempre qui con me, nel mio cuore, come lo siete anche voi vecchi e nuovi amici, che state aiutando questo cuore, che ha ancora tanto da dare, al battere regolarmente! Un abbraccio a tutti. Anche se virtuale. 
Chico Forti

Io odio Hello Kitty




Ragazzi scusate la banalità del post ma non posso più trattenermi.
La detesto con quella faccina da gatta rincoglionita tutta sbriluccicante e come se non bastasse non puoi evitarla, è ovunque; pure sulle mutande e la carta igienica l'hanno messa!
E basta!
Lo voglio dire ufficialmente al costo di far inorridire qualcuno... 
IO ODIO HELLO KITTY !!!!












Fonte: Internet...è invaso!

mercoledì 1 settembre 2010

Ben Heine - Art


 







Fonte: Ben Heine

Madame Psychologie

Recentemente ho avuto un piccolo battibecco con una psicoterapeuta che dispensa consigli su un sito autorevole, dove si parla seriamente anche di psicologia...
Dal primo momento non ci siamo prese. Il suo modo di esprimersi mi ha dato l'idea che avesse sotto mano un bel manuale con su scritto "Cose da non dire", ma che lei si fosse dimenticata di leggere il titolo...
Ho cercato più volte di farle capire la situazione che in quel momento mi creava molta ansia, sempre riferita al solito discorso...(che palle direte voi!), ma lei, pur non potendo vedere lacrimoni e soffiatine di naso facilmente intuibili dal contenuto dei miei messaggi, si sbizzarriva in spiegazioni che secondo il mio modesto parere, amplificavano il suo ego esagerato ma senz'altro non  mi aiutavano a capire.
La immaginavo con un teschio in mano come Amleto a chiedersi ...magari in Inglese " To be, or not to be, that is the question".   Alla fine, quando mi sono sentita presa in giro, ho reagito a velocità supersonica e i lacrimoni sono finiti per dare spazio a delle sane beccate tra galline. Madame Psychologie ed io abbiamo capito che forse non era più il caso di andare avanti in quel modo, ritenuto  da entrambe poco costruttivo.
Così, dopo giorni e giorni di chiarimenti, ho ricevuto da parte sua  anche dei complimenti e dimostrazioni di stima. Voglio precisare che nonostante tutto...dopo un po'...e con molta fantasia... ho capito il senso del suo discorso. Il punto è che certa gente dovrebbe mettersi il problema di chi c'è dall'altra parte; non dobbiamo essere obbligati ad avere una laurea in Psicologia per ricevere una semplice  risposta su un forum aperto a tutti. Può capitare anche una persona con più difficoltà d'apprendimento, con più ansia e bisogno di un riscontro immediato, un anziano, una mamma in crisi post partum etc; la mia reazione è dovuta proprio al fatto di non aver pensato solo a me ma a chiunque si fosse trovato dietro il monitor in quel momento....Santa subito grazie! 
Nonostante i chiarimenti,  vi voglio riportare fedelmente la frase, o meglio il ragionamento, della Dottoressa, che ha causato il patatrac:  

" Trovo che questo  "difficile intendimento"  possa essere produttivo per più ordini di motivi; per prima cosa perchè può aver messo in luce un meccanismo che in lei scatta in automatico appena ha sentore di "somiglianza a" , il che la renderebbe maggiormente capace di discriminare ciò che appartiene alle sue relazioni primarie su cui si è formata la nostra personalità. Una cosa che molto semplifica suonerebbe come , B mi ricorda A, A era così e cosà e si comportava così e cosà, quindi B è così e cosà si comporta e si comporterà così e cosà. 
Secondariamente può sperimentare che è possibile affermare se stessi in opposizione ai desiderata altrui ".

martedì 31 agosto 2010

I Graffiti, quelli con la G maiuscola, sono pura espressione artistica.










Ultimo messaggio natalizio e poi basta...fino a...boh!


Non esistono motivi veramente validi per sradicare un albero in occasione delle feste natalizie.
Ci sono quelli finti, con vari prezzi e senza spendere cifre folli, si possono acquistare bellissimi alberi che hanno il vantaggio di poter essere riutilizzati negli anni. Lavateli dopo le feste e andrà via anche la fastidiosa polvere. E dai....siate più buoni questo Natale e poi quella faccina dolce qui sopra non vi fa tenerezza?!

LinkWithin

Ti potrebbe anche interessare...